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"Pedemontana", nuovo stop di Delrio a Maroni sui finanziamenti per continuare i lavori

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Pedemontana, nuovo stop di Delrio a Maroni sui finanziamenti per continuare i lavori, varianti al piano di Pedemontana, Pedemontana,

Santa-Lucia IMG 1855 960px 01 14727385951In foto: testata di fresatrice al laser TBM (Tunnel Boring Machine) http://www.quarryandconstructionweb.it/News/news/la-tbm-pi%C3%B9-grande-d%E2%80%99Europa-lavorer%C3%A0-in-italia.htm

Pedemontana, nuovo stop di Delrio a Maroni sui finanziamenti per continuare i lavori

https://it.businessinsider.com/pedemontana-nuovo-stop-di-delrio-a-maroni-sui-finanziamenti-per-continuare-i-lavori/

Di Andrea Sparaciari

29/09/2017 6:00:43 AM

Neanche per sogno”. Suona più o meno così la risposta che il ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio, ha rifilato giovedì 21 settembre al presidente lombardo Roberto Maroni su Pedemontana. Un no pesantissimo, visto che il motivo del contendere era il via libera del Mit all’“Atto Aggiuntivo n° 2 alla Convenzione Unica Cal-Apl”, che tradotto per i comuni mortali, l’ok del governo al “nuovo” (sebbene risalga al 2014) piano finanziario dell’autostrada in costruzione. «Un atto» secondo l’assessore regionale lombardo alle infrastrutture, Alessandro Sorte, «la cui approvazione è fondamentale ai fini della bancabilità e quindi del completamento dell’opera».

L’ennesimo rifiuto di Delrio suona come un vero schiaffo al governatore lombardo: «All’incontro abbiamo chiesto al ministro Delrio che ci venga finalmente consegnato l’Atto Aggiuntivo per la Pedemontana che è presso il governo da qualche mese, che sblocca la situazione di alcune questioni pendenti della società», ha dichiarato dopo l’incontro Maroni.

«Si sbloccherà – ha aggiunto – non ci sono motivi e non ci sono ragioni perché debba rimanere bloccata. È un provvedimento che è già andato al Cipe. Manca solo una firma. Una firma importante, ma manca solo una firma. Spero che si possa concludere rapidamente la procedura. Sarebbe utile anche in vista di quella che è la discussione su Pedemontana con la richiesta di fallimento presentata dalla procura di Milano».

Il riferimento, naturalmente, è alla procedura di fallimento della Società Autostrada Pedemontana Lombarda invocata dalla Procura di Milano che verrà discussa il prossimo 4 dicembre in aula, quando sarà presentata la perizia sui conti richiesta dai giudici al commercialista Ignazio Arcuri.

In realtà, i “pochi mesi” di ritardo narrati da Maroni, sono oltre 12, visto che il documento era stato mandato a Roma da Cal (Concessioni Autostradali Lombarde) – la società a metà tra Pirellone e Anas, nata per la costruzione dei TEEM, Pedemontana e BreBeMi – il 29 settembre 2016 e da allora lì è rimasto. Anche l’ottimismo del presidente lombardo appare un po’ forzato.

La storia dell’“Atto aggiuntivo” è sintetizzata nella “Relazione sulla gestione” allegata al bilancio 2016 di Cal, dove si legge: “Il 14 marzo 2016 il Mit ha comunicato a Cal l’impossibilità di procedere con l’approvazione dell’atto Aggiuntivo n.2 alla Convenzione, secondo il testo sottoscritto in data 11 maggio 2015 e inviato in data 20 maggio 2015, viste le modifiche apportate al testo successivamente all’approvazione da parte del Cipe, con particolare riferimento all’art.47 che disciplinava una possibilità di stralcio della Tratta D terminale, senza rescissione della Convenzione”. Tradotto: se Cal pensa di non costruire il tratto D, il Mit non può procedere con lo stanziamento deciso nel 2014 (perché allora il tratto D era previsto). E già qui appare abbastanza forzato invocare l’avvenuta firma del Cipe, come ha fatto Maroni, dato che l‘ok del Comitato Interministeriale riguardava un testo superato!

Vista la mala parata, Cal redige un Nuovo Atto Aggiuntivo e lo invia al Governo il 29 settembre 2016. Nei sui piani, doveva essere approvato entro 60 giorni, ma a oggi ogni risposta è stata picche.

E senza quell’approvazione, non può essere attivata la promessa defiscalizzazione da 350 milioni di euro, ossigeno puro per le esangui casse della società. Così come non può sbloccarsi neppure la garanzia da 450 milioni in vent’anni concessa da Regione Lombardia, ma che scatterà solo dopo il completamento dell’intero asse autostradale.

 

Naturalmente, se giovedì Delrio avesse dato il via libera, sarebbe stato molto più semplice per il pool di legali di Pedemontana, guidato dall’avvocato Luigi Arturo Bianchi, dimostrare che la richiesta di fallimento “è infondata”, perché la società non è insolvente, visto che “il conto corrente è in attivo” e nessun creditore si è fatto avanti con delle richieste. Per i pm invece i bilanci fino al 2015 evidenziano uno “squilibrio finanziario della società che risulta sovraccaricata, almeno dal 2012, dal peso dell’indebitamento verso banche e fornitori” per circa 350 milioni. Naturalmente, il no di Delrio complica notevolmente la situazione.

Business Insider ha già raccontato il passato di Pedemontana e delle sue gigantesche difficoltà, ma giova rinfrescare qualche dato: l’autostrada costa circa 5 miliardi (comprensivi degli oneri finanziari); doveva essere un project financing, ma per ora il pubblico ha già messo circa 900 milioni, cifra molto vicina al tetto del 1,2 miliardi sancito per non incorrere negli aiuti di stato, versati per la realizzazione del primo lotto, completato per Expo; all’appello ne mancano ancora tre; gli unici privati che hanno messo a oggi dei fondi sono le banche, le quali però pretendono ulteriori (blindate) garanzie pubbliche a tutela degli investimenti per staccare nuovi assegni; sull’equity non v’è chiarezza: secondo alcuni documenti ormai datati, sarebbe di 536 milioni, ma gli analisti oggi ipotizzano una cifra compresa tra i 700 e i 950 milioni; sulla società infine grava la spada di Damocle delle riserve da quasi due miliardi richieste da Strabag per i tratti già costruiti (sono in corso trattative per abbassare le pretese a circa 200 milioni).

Dal punto di vista realizzativo, oggi sono aperti quattro tratti, poco più di un terzo del totale, per una trentina di chilometri totali: Tratta A (bretella tra A8 e A9, 20 km), Tratta B (collegamento A9-Lentate sul Seveso, 9,8 km); Tangenziale di Como (4,3 km), Tangenziale di Varese (7 km). Totalmente da costruire invece la Tratta C (dalla Milano-Meda alla Tangenziale Est, 16,5 km) e la Tratta D (dalla Tangenziale Est all’A4, 18,5 km ).

È questa la società che il nuovo presidente Federico Maurizio d’Andrea, ex colonello della Guardia di Finanza con un passato da manager in Telecom e Olivetti, ha ereditato dal predecessore Antonio Di Pietro nel maggio scorso.

Una poltrona difficile, basta un’occhiata ai dati di traffico certificati nel bilancio 2016 per capire la situazione: la Tratta A ha visto sfrecciare quotidianamente 14.628 veicoli; 13.599 la B; la Tangenziale di Como solo 7.804; mentre quella di Varese ha toccato quota 9.323.

Tutti indici abbondantemente al di sotto delle previsioni originarie, come scrive la stessa società in bilancio: “Il traffico registrato nel 2016 risulta inferiore da quello predisposto dal Consulente del traffico ed utilizzato per elaborare il piano economico finanziario 2014”. Un’affermazione pesantissima, che spiega perché Delrio non firmi il benedetto “Atto Aggiuntivo” e perché i privati non ci vogliano mettere un soldo (se non ci sono veicoli, non ci sono pedaggi e quindi niente ricavi e quindi addio ritorno dell’investimento).

Se poi a tutto ciò si aggiunge che nel 2016 oltre il 25% degli utenti non ha pagato il pedaggio, perché il sistema free-flow non ha funzionato (ora è stato corretto con un investimento di 7 milioni di euro); che oltre due milioni di lettere di sollecito di pagamento affidate alla società Smmart sono ritrovate abbandonate nel gennaio 2016 in un fosso tra Albairate e Rosate; che il pedaggio per ogni chilometro di Pedemontana è il più alto d’Italia – 21 centesimi, contro i 7 della Milano-Roma -; e che solo per i 117 dipendenti, Pedemontana ha speso nel 2016 la bellezza di 5.987.000 euro, si capisce che il compito per d’Andrea appare veramente arduo.

Approfondimenti

Varianti al piano di "Pedemontana"

<<REGIONE LOMBARDIA

LA GIUNTA

DELIBERAZIONE N°
X /
4738
Seduta del
22/01/2016
VISTA
la legge regionale 11 marzo 2005 n.12 “Legge per il Governo del Territorio”,
in particolare gli artt. 19, 20 e 21, che definiscono i contenuti, gli effetti e le
modalità di approvazione del PTR o sua variante;
DATO ATTO
che è in corso il procedimento di approvazione della variante
finalizzata alla revisione del Piano Territoriale Regionale (PTR) comprensivo del
Piano Paesaggistico Regionale (PPR), di cui ai seguenti atti:
-
DGR n. X/367 del 4 luglio 2013 “Avvio del percorso di revisione del PTR”;
-
DGR n. X/937 del 14 novembre 2013 “Avvio del procedimento di
approvazione della variante finalizzata alla revisione del Piano Territoriale
Regionale e della relativa procedura di valutazione ambientale”;
-
DGR n. X/2131 del 11 luglio 2014 “Variante finalizzata alla revisione del
Piano Territoriale Regionale comprensivo del Piano Paesaggistico
Regionale: approvazione del Documento preliminare di revisione e del
Rapporto preliminare Vas”; ...>>

http://www.regione.lombardia.it/wps/wcm/connect/a4e0dc44-bc02-42d3-a3a3-0ecbed39022d/Approvazione+proposta+integrazione+PTR+-+dgr++4738+del+2016.pdf?MOD=AJPERES&CACHEID=a4e0dc44-bc02-42d3-a3a3-0ecbed39022d

(...).

 

 

Ultimo aggiornamento Venerdì 06 Ottobre 2017 16:16  

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